Si chiama Solar Dinamic Observatory (Sdo) ed è stato inviato nello spazio a febbraio scorso dalla Nasa, l’ente spaziale americano, per studiare i processi dinamici del Sole.
Alcune immagini inviate dalla sonda in queste ore mostrano dettagli mai visti prima del materiale che fuoriesce dal Sole e delle macchie solari e mostrano immagini molto ravvicinate dell’attività sulla superficie solare. “Queste immagini – ha detto Richard Fisher, direttore della divisione di Eliofisica alla Nasa – mostrano una dinamica che non avevo mai visto in 40 anni di ricerca sul Sole”.
Sdo, durante la sua missione che durerà 5 anni, esaminerà il campo magnetico del sole e fornirà una
migliore comprensione del ruolo che il sole gioca nella chimica dell’atmosfera terrestre e sul clima del nostro pianeta. L’attività solare ha una profonda influenza sul nostro pianeta. Le eruzioni più grandi e le emissioni di radiazioni particolarmente intense possono mettere fuori uso satelliti e sistemi di comunicazione e di energia. Le immagini mandate dalla sonda sono 10 volte più chiare di quelle trasmesse dalla televisione ad alta definizione.Cristiana Pulcinelli
sábado, 24 de abril de 2010
viernes, 23 de abril de 2010
Il giallo della donna ritratta nel Cenacolo
Sforza Galizia: San Giovanni con tratti femminili. La Haziel: nessun travestimento, scelse proprio una donna
Dal Codice Da Vinci agli studi degli esperti
Il giallo della donna ritratta nel Cenacolo
Sforza Galizia: San Giovanni con tratti femminili. La Haziel: nessun travestimento, scelse proprio una donna
Il Cenacolo di Leonardo è uno dei capolavori più noti e studiati al mondo. Il lungo restauro, le condizioni di difficile conservazione dovute ai «vizi d'origine» della parte sulla quale è stato realizzato l'affresco, sono tra gli elementi che negli anni lo hanno riportato all'attenzione del pubblico.
Ma c'è poi un versante legato alle interpretazioni del «linguaggio» di Leonardo che ha attratto,da sempre, molti studiosi. Un filone che, per la quantità di misteri che sembra racchiudere, ha perfino avuto una traduzione «popolare» di grande successo grazie al libro (e al film che ne è stato tratto) Il Codice da Vinci di Dan Brown. Un successo mondiale, quello dello scrittore americano, che ha indirizzato anche le principali attenzioni del pubblico su alcuni particolari dell'affresco. Non necessariamente i più importanti, però. Come quello della «figura femminile» accanto a Gesù, molto funzionale alla ricostruzione di Dan Brawn per la tesi del matrimonio tra Cristo e la Maddalena e la successiva discendenza, mantenuta segreta e protetta dai Templari. Il romanzo fa riferimento sia alla simbologia (la V che si forma tra San Giovanni e il Cristo) sia alla rappresentazione, effettiva, di una donna (la Maddalena) e non dell'evangelista, alla destra di Gesù. Ovviamente la verità romanzata, che pure si basa su ipotesi di studio consultate da Dan Brawn, affascina. Ma davvero, nel suo affresco, Leonardo ha dipinto una donna al posto di San Giovanni?
LO STUDIO SULL'ARAZZO - Panorama, questa settimana, pubblica un'intervista a Sabrina Sforza Galizia, studiosa che pubblica ora un libro intitolato «Il Cenacolo di Leonardo in Vaticano. Storia di un Arazzo in seta e oro», aggiunge nuovi particolari sia sulle profezie astronomiche che la versione leonardesca dell'Ultima Cena conterrebbe, sia sul particolare della figura femminile. La novità è che gli elementi sui quali ha potuto basarsi la studiosa derivano (anche) da un arazzo, copia esatta del Cenacolo commissionata a Leonardo da Luigi XII, custodito ora in Vaticano. In base all'esame dell'arazzo, risultano più chiari tanti indizi sulle profezie «cifrate» nel capolavoro, in particolare il calcolo sulla fine del mondo. E, anche, sulla figura femminile. «Quello di Dan Brawn - dice a Panorama Sforza Galizia - è un pasticcio che ha suggestionato milioni di persone, ma non offre un cifrario per decrittare il messaggio del Cenacolo. Leonardo dipinge davvero San Giovanni con tratti somatici di una donna e lo fa volutamente, perché nel linguaggio che usa San Giovanni è "femmina"». Il motivo? Perché, secondo la studiosa «utilizza la tradizione pittorica che fa uso della dualità maschio-femmina per simboleggiare una disgiunzione astrononomica necessaria per il calcolo dei tempi (...). Complicato? Forse, ma nulla è semplice negli studi su Leonardo. E poi, spiega, la terminologia maschio-femmina vige tuttora anche tra i nostri falegnami ed elettricisti e rispecchia un termine tecnico applicato anche all'astronomia».
«GIOVANNINA , VISO FANTASTICO» - Certamente i lettori di Dan Brawn e quanti che hanno visto il film si saranno sorpresi di sapere che nel Cenacolo fosse rappresentata una donna. Magari hanno pensato anche a una forzatura romanzesca. Invece la «presenza» femminile era già nota agli studiosi. Diversa cosa è attribuirle poi significati precisi e legati a messaggi cifrati. Le spiegazioni per la presenza della figura femminile possono essere anche altre. E persino molo più semplici, perché lasciate dallo stesso maestro nei suoi scritti. «Per trovare i volti degli apostoli - spiega infatti Vittoria Haziel, studiosa dell'opera leonardesca - Leonardo girava per le strade di Milano e segnava appunti sui suoi manoscritti sulle figure incontrate. Per una di queste egli scrive chiaramente che si tratta di "Giovannina, viso fantastico sta a Santa Caterina allo spedale"». Non si sa se si trattasse di un'infermiera o di una malata. Ma secondo la Haziel, che ha pubblicato di recente il libro «La Confessione di Leonardo» è proprio lei che dà origine alla figura alla destra di Gesù. «Questo appunto si trova infatti proprio sotto a quello della figura che ispira Cristo, o meglio Crissto, con due esse, come scrive Leonardo: "Giovan Conte, quello del cardinale del Mortaro". «Nessun apostolo "travestito" da donna quindi - conclude la Haziel - ma una donna vera e propria».
Informazione del Corriere della sera
Dal Codice Da Vinci agli studi degli esperti
Il giallo della donna ritratta nel Cenacolo
Sforza Galizia: San Giovanni con tratti femminili. La Haziel: nessun travestimento, scelse proprio una donna
Il Cenacolo di Leonardo è uno dei capolavori più noti e studiati al mondo. Il lungo restauro, le condizioni di difficile conservazione dovute ai «vizi d'origine» della parte sulla quale è stato realizzato l'affresco, sono tra gli elementi che negli anni lo hanno riportato all'attenzione del pubblico.
Ma c'è poi un versante legato alle interpretazioni del «linguaggio» di Leonardo che ha attratto,da sempre, molti studiosi. Un filone che, per la quantità di misteri che sembra racchiudere, ha perfino avuto una traduzione «popolare» di grande successo grazie al libro (e al film che ne è stato tratto) Il Codice da Vinci di Dan Brown. Un successo mondiale, quello dello scrittore americano, che ha indirizzato anche le principali attenzioni del pubblico su alcuni particolari dell'affresco. Non necessariamente i più importanti, però. Come quello della «figura femminile» accanto a Gesù, molto funzionale alla ricostruzione di Dan Brawn per la tesi del matrimonio tra Cristo e la Maddalena e la successiva discendenza, mantenuta segreta e protetta dai Templari. Il romanzo fa riferimento sia alla simbologia (la V che si forma tra San Giovanni e il Cristo) sia alla rappresentazione, effettiva, di una donna (la Maddalena) e non dell'evangelista, alla destra di Gesù. Ovviamente la verità romanzata, che pure si basa su ipotesi di studio consultate da Dan Brawn, affascina. Ma davvero, nel suo affresco, Leonardo ha dipinto una donna al posto di San Giovanni?
LO STUDIO SULL'ARAZZO - Panorama, questa settimana, pubblica un'intervista a Sabrina Sforza Galizia, studiosa che pubblica ora un libro intitolato «Il Cenacolo di Leonardo in Vaticano. Storia di un Arazzo in seta e oro», aggiunge nuovi particolari sia sulle profezie astronomiche che la versione leonardesca dell'Ultima Cena conterrebbe, sia sul particolare della figura femminile. La novità è che gli elementi sui quali ha potuto basarsi la studiosa derivano (anche) da un arazzo, copia esatta del Cenacolo commissionata a Leonardo da Luigi XII, custodito ora in Vaticano. In base all'esame dell'arazzo, risultano più chiari tanti indizi sulle profezie «cifrate» nel capolavoro, in particolare il calcolo sulla fine del mondo. E, anche, sulla figura femminile. «Quello di Dan Brawn - dice a Panorama Sforza Galizia - è un pasticcio che ha suggestionato milioni di persone, ma non offre un cifrario per decrittare il messaggio del Cenacolo. Leonardo dipinge davvero San Giovanni con tratti somatici di una donna e lo fa volutamente, perché nel linguaggio che usa San Giovanni è "femmina"». Il motivo? Perché, secondo la studiosa «utilizza la tradizione pittorica che fa uso della dualità maschio-femmina per simboleggiare una disgiunzione astrononomica necessaria per il calcolo dei tempi (...). Complicato? Forse, ma nulla è semplice negli studi su Leonardo. E poi, spiega, la terminologia maschio-femmina vige tuttora anche tra i nostri falegnami ed elettricisti e rispecchia un termine tecnico applicato anche all'astronomia».
«GIOVANNINA , VISO FANTASTICO» - Certamente i lettori di Dan Brawn e quanti che hanno visto il film si saranno sorpresi di sapere che nel Cenacolo fosse rappresentata una donna. Magari hanno pensato anche a una forzatura romanzesca. Invece la «presenza» femminile era già nota agli studiosi. Diversa cosa è attribuirle poi significati precisi e legati a messaggi cifrati. Le spiegazioni per la presenza della figura femminile possono essere anche altre. E persino molo più semplici, perché lasciate dallo stesso maestro nei suoi scritti. «Per trovare i volti degli apostoli - spiega infatti Vittoria Haziel, studiosa dell'opera leonardesca - Leonardo girava per le strade di Milano e segnava appunti sui suoi manoscritti sulle figure incontrate. Per una di queste egli scrive chiaramente che si tratta di "Giovannina, viso fantastico sta a Santa Caterina allo spedale"». Non si sa se si trattasse di un'infermiera o di una malata. Ma secondo la Haziel, che ha pubblicato di recente il libro «La Confessione di Leonardo» è proprio lei che dà origine alla figura alla destra di Gesù. «Questo appunto si trova infatti proprio sotto a quello della figura che ispira Cristo, o meglio Crissto, con due esse, come scrive Leonardo: "Giovan Conte, quello del cardinale del Mortaro". «Nessun apostolo "travestito" da donna quindi - conclude la Haziel - ma una donna vera e propria».
Informazione del Corriere della sera
martes, 20 de abril de 2010
Lo stress influenza l'evoluzione genetica
Scoperta da uno studio della Sapienza di Roma la proteina dello stress
L’ambiente, in particolare i fattori di stress, possono cambiare il genoma degli organismi e quindi incidere direttamente nello sviluppo e nell’evoluzione delle specie? L’interrogativo ha un peso determinante nelle teorie evoluzionistiche che, nella formulazione darwiniana classica, attribuiscono all’ambiente un ruolo esclusivamente di selezione. La risposta è stata ora trovata in una proteina: la Hsp90 (Heat Shock Protein - Proteina da shock termico) responsabile del comportamento di alcuni elementi genetici presenti nei cromosomi.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature,è stata realizzata dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Sergio Pimpinelli, direttore del dipartimento di genetica e biologia molecolare della Sapienza, in collaborazione con le Università di Lecce e di Bari, che ha studiato appunto i meccanismi di funzionamento della proteina Hsp90.
La Hsp90 è essenziale per la corretta funzionalità di molte classi di proteine coinvolte nei processi di moltiplicazione e differenziamento cellulare. Per questa ragione Hsp90 è uno dei bersagli di molteplici approcci sperimentali per la cura dei tumori. Questa proteina è stata studiata soprattutto nei processi cellulari scatenati da vari tipi di stress ambientali come l’elevata temperatura nei quali essa ha la funzione di aiutare altre proteine ad acquisire una corretta conformazione, preservando l’integrità della cellula.
Studiando i meccanismi d’azione della Hsp90 i ricercatori della Sapienza hanno individuato il comportamento della proteina nei confronti di elementi genici mobili, i trasposoni. Questi sono segmenti di DNA, simili a particelle virali, che si spostano da una zona all’altra del cromosoma causando una mutazione. Nel corso dell’evoluzione essi hanno sicuramente avuto un ruolo importante nella creazione di modificazioni e variabilità genetica.
Mentre normalmente la Hsp90 funziona da silenziatore dei trasposoni per bloccare eventuali mutazioni che potrebbero causare sindromi genetiche e trasformazioni cellulari, in condizioni di stress questa funzione viene inibita. Ciò significa che lo stress, sottraendo i trasposoni dall’azione di controllo della proteina Hsp90, agisce da semaforo verde al loro spostamento nel genoma.
I risultati dei ricercatori della Sapienza, oltre a rafforzare l’idea dell’importanza della Hsp90 come target di elezione per la terapia dei tumori, hanno fornito, per la prima volta, le basi molecolari per la dimostrazione di un concetto evolutivo (la canalizzazione) basato sull’idea che l’organismo sia la risultante dell’interazione tra informazione genetica e ambiente, concetto già formulato da Conrad H.
L’ambiente, in particolare i fattori di stress, possono cambiare il genoma degli organismi e quindi incidere direttamente nello sviluppo e nell’evoluzione delle specie? L’interrogativo ha un peso determinante nelle teorie evoluzionistiche che, nella formulazione darwiniana classica, attribuiscono all’ambiente un ruolo esclusivamente di selezione. La risposta è stata ora trovata in una proteina: la Hsp90 (Heat Shock Protein - Proteina da shock termico) responsabile del comportamento di alcuni elementi genetici presenti nei cromosomi.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature,è stata realizzata dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Sergio Pimpinelli, direttore del dipartimento di genetica e biologia molecolare della Sapienza, in collaborazione con le Università di Lecce e di Bari, che ha studiato appunto i meccanismi di funzionamento della proteina Hsp90.
La Hsp90 è essenziale per la corretta funzionalità di molte classi di proteine coinvolte nei processi di moltiplicazione e differenziamento cellulare. Per questa ragione Hsp90 è uno dei bersagli di molteplici approcci sperimentali per la cura dei tumori. Questa proteina è stata studiata soprattutto nei processi cellulari scatenati da vari tipi di stress ambientali come l’elevata temperatura nei quali essa ha la funzione di aiutare altre proteine ad acquisire una corretta conformazione, preservando l’integrità della cellula.
Studiando i meccanismi d’azione della Hsp90 i ricercatori della Sapienza hanno individuato il comportamento della proteina nei confronti di elementi genici mobili, i trasposoni. Questi sono segmenti di DNA, simili a particelle virali, che si spostano da una zona all’altra del cromosoma causando una mutazione. Nel corso dell’evoluzione essi hanno sicuramente avuto un ruolo importante nella creazione di modificazioni e variabilità genetica.
Mentre normalmente la Hsp90 funziona da silenziatore dei trasposoni per bloccare eventuali mutazioni che potrebbero causare sindromi genetiche e trasformazioni cellulari, in condizioni di stress questa funzione viene inibita. Ciò significa che lo stress, sottraendo i trasposoni dall’azione di controllo della proteina Hsp90, agisce da semaforo verde al loro spostamento nel genoma.
I risultati dei ricercatori della Sapienza, oltre a rafforzare l’idea dell’importanza della Hsp90 come target di elezione per la terapia dei tumori, hanno fornito, per la prima volta, le basi molecolari per la dimostrazione di un concetto evolutivo (la canalizzazione) basato sull’idea che l’organismo sia la risultante dell’interazione tra informazione genetica e ambiente, concetto già formulato da Conrad H.
domingo, 18 de abril de 2010
Scoperto il vulcano sottomarino più profondo del mondo
È situato nei Caraibia 5.000 metri di profondità
Si chiama Black Smoker, “fumatore nero” ed è il vulcano sottomarino più profondo del mondo. Lo ha scoperto una spedizione britannica a 5.000 metri di profondità nella fossa di Cayman, la catena montuosa che si estende a 7.600 metri sotto il livello del mare, fra la Giamaica e le Isole Cayman.
Non emette lava, ma acqua bollente, a una temperatura talmente elevata (250-300°C) da poter fondere senza problemi il piombo. Anche la pressione dell’acqua che circonda il vulcano è impressionante: 500 volte più forte della normale pressione atmosferica. Il Black Smoker è stato individuato grazie al robot sottomarino AutoSub6000, progettato dagli ingegneri del National Oceanographic Center (Noc) di Southampton e telecomandato dalla superficie da un gruppo di scienziati ospitati a bordo della nave di esplorazione oceanica James Cook. In seguito, è stato utilizzato un altro veicolo sottomarino, chiamato HyBIS, per filmare i ritrovamenti.
“È stato come esplorare la superficie di un altro mondo - ha detto Bramley Murton, il geologo del Noc, che ha teleguidato il dispositivo – i colori arcobaleno delle acque e l’azzurro fosforescente dei tappeti di microbi che le ricoprivano, non assomigliavano a niente che avessi già visto”.
Il “fumatore nero” non è l’unica sorgente di questo tipo a essere stata scoperta, i primi esemplari del genere sono stati individuati tre decenni fa nel Pacifico; la maggior parte di essi si trova però a profondità molto inferiori, attorno ai 3.000 metri. Nei pressi del vulcano, gli scienziati hanno scoperto l’esistenza di numerose creature degli abissi, degli esseri che sembrano sfidare, con la loro sopravvivenza in un ambiente così ostile, le regole stesse della biologia.
Lo staff del progetto ritiene perciò che studiando le forme di vita che vivono a queste profondità, si possano ricavare indizi su come ha avuto inizio la vita sulla Terra e addirittura sulla possibilità di vita su altri pianeti, dove esistono condizioni ambientali simili. L’esplorazione del vulcano, condotta all’interno di un progetto di studio del Consiglio per le Ricerche sull’Ambiente Naturale del Regno Unito, continuerà fino al 20 aprile; l’equipaggio condividerà le sue scoperte postando foto e video sul sito Internet del progetto, Thesearethevoyages.net.
FEDERICO GUERRINI
Si chiama Black Smoker, “fumatore nero” ed è il vulcano sottomarino più profondo del mondo. Lo ha scoperto una spedizione britannica a 5.000 metri di profondità nella fossa di Cayman, la catena montuosa che si estende a 7.600 metri sotto il livello del mare, fra la Giamaica e le Isole Cayman.
Non emette lava, ma acqua bollente, a una temperatura talmente elevata (250-300°C) da poter fondere senza problemi il piombo. Anche la pressione dell’acqua che circonda il vulcano è impressionante: 500 volte più forte della normale pressione atmosferica. Il Black Smoker è stato individuato grazie al robot sottomarino AutoSub6000, progettato dagli ingegneri del National Oceanographic Center (Noc) di Southampton e telecomandato dalla superficie da un gruppo di scienziati ospitati a bordo della nave di esplorazione oceanica James Cook. In seguito, è stato utilizzato un altro veicolo sottomarino, chiamato HyBIS, per filmare i ritrovamenti.
“È stato come esplorare la superficie di un altro mondo - ha detto Bramley Murton, il geologo del Noc, che ha teleguidato il dispositivo – i colori arcobaleno delle acque e l’azzurro fosforescente dei tappeti di microbi che le ricoprivano, non assomigliavano a niente che avessi già visto”.
Il “fumatore nero” non è l’unica sorgente di questo tipo a essere stata scoperta, i primi esemplari del genere sono stati individuati tre decenni fa nel Pacifico; la maggior parte di essi si trova però a profondità molto inferiori, attorno ai 3.000 metri. Nei pressi del vulcano, gli scienziati hanno scoperto l’esistenza di numerose creature degli abissi, degli esseri che sembrano sfidare, con la loro sopravvivenza in un ambiente così ostile, le regole stesse della biologia.
Lo staff del progetto ritiene perciò che studiando le forme di vita che vivono a queste profondità, si possano ricavare indizi su come ha avuto inizio la vita sulla Terra e addirittura sulla possibilità di vita su altri pianeti, dove esistono condizioni ambientali simili. L’esplorazione del vulcano, condotta all’interno di un progetto di studio del Consiglio per le Ricerche sull’Ambiente Naturale del Regno Unito, continuerà fino al 20 aprile; l’equipaggio condividerà le sue scoperte postando foto e video sul sito Internet del progetto, Thesearethevoyages.net.
FEDERICO GUERRINI
jueves, 15 de abril de 2010
Studio svedese, Internet efficace contro depressione e panico
L'aiuto basato su sessioni online funziona come l'approccio faccia a faccia
La terapia telematica per disturbi come la depressione e le crisi di panico risulta essere efficace quanto i normali trattamenti faccia a faccia, secondo quanto afferma uno studio svolto dalla Swedish Medical University Karolinska Institute (KI), di cui dà notizia il Global Times.
I ricercatori hanno sottoposto un gruppo di 104 pazienti affetti da depressione e ansia ad un programma di aiuto basato su sessioni di autoterapia via Internet, accompagnati dal supporto del terapista via e-mail. Una prassi completamente diversa dall’approccio "normale" per la terapia cognitivo-comportamentale, basato su rapporti faccia a faccia e gruppi di sostegno. I risultati del nuovo studio hanno però dimostrano che non si hanno differenza significative tra i due metodi, anche nel periodo di sei mesi successivo alla cura.
È stimato che la depressione colpisca circa il 15% della popolazione e le crisi di panico il 4%. Sono patologie che condizionano fortemente la vita di chi ne è affetto, includendo numerosi sintomi come oltre all’umore negativo anche senso di colpa, letargia, difficoltà di concentrazione, disturbi alimentari e insonnia.
«La terapia cognitivo comportamentale basata su Internet è anche più conveniente rispetto alla terapia di gruppo- ha commentato Jan Bergstrom, un ricercatore presso il Centro di Psichiatria di ricerca del Ki - I risultati ottenuti sottolineano la necessità dell’introduzione regolare di internet nel trattamento psichiatrico riguardo a patologie come la depressione e l’ansia».
La terapia telematica per disturbi come la depressione e le crisi di panico risulta essere efficace quanto i normali trattamenti faccia a faccia, secondo quanto afferma uno studio svolto dalla Swedish Medical University Karolinska Institute (KI), di cui dà notizia il Global Times.
I ricercatori hanno sottoposto un gruppo di 104 pazienti affetti da depressione e ansia ad un programma di aiuto basato su sessioni di autoterapia via Internet, accompagnati dal supporto del terapista via e-mail. Una prassi completamente diversa dall’approccio "normale" per la terapia cognitivo-comportamentale, basato su rapporti faccia a faccia e gruppi di sostegno. I risultati del nuovo studio hanno però dimostrano che non si hanno differenza significative tra i due metodi, anche nel periodo di sei mesi successivo alla cura.
È stimato che la depressione colpisca circa il 15% della popolazione e le crisi di panico il 4%. Sono patologie che condizionano fortemente la vita di chi ne è affetto, includendo numerosi sintomi come oltre all’umore negativo anche senso di colpa, letargia, difficoltà di concentrazione, disturbi alimentari e insonnia.
«La terapia cognitivo comportamentale basata su Internet è anche più conveniente rispetto alla terapia di gruppo- ha commentato Jan Bergstrom, un ricercatore presso il Centro di Psichiatria di ricerca del Ki - I risultati ottenuti sottolineano la necessità dell’introduzione regolare di internet nel trattamento psichiatrico riguardo a patologie come la depressione e l’ansia».
martes, 13 de abril de 2010
Le cattive ragazze degli Anni Settanta
Vestita da bad girl entra in un cinema porno pieno di maschi, ha un mitra in mano, uno strappo triangolare nei jeans e il pube bene in vista. È il 1969, Valie Export, l’artista austriaca che l’anno precedente aveva portato al guinzaglio un uomo a quattro zampe per le strade di Vienna, si avvicina agli spettatori e chiede loro di fare ciò che desiderano con il suo sesso. Gli uomini, anziché eccitarsi, si imbarazzano e lentamente abbandonano la sala. Altro scenario: Los Angeles, tra il 18 ottobre e il 29 novembre 1977, dieci donne vengono stuprate e strangolate. Alcuni mesi più tardi due artiste, Suzanne Lacy e Leslie Labowitz, organizzano una performance davanti al Woman's Building di Los Angeles. Dieci attrici vestite a lutto salirono sul retro di un carro funebre scortato da motociclette e da ventidue macchine piene di donne. Viene srotolato uno striscione che dice: «In memoria delle nostre sorelle, le donne reagiscono». È una dichiarazione di guerra alla violenza di genere.
La mostra «Donna: Avanguardia femminista negli Anni 70», dalla Sammlung Verbund di Vienna, curata da Gabriele Schor, ricostruisce l’allarmante scenario della sovversione femminile contro il silenzio, la mistificazione e l’isolamento sociale. Gli strumenti utilizzati dalle artiste sono fotografia e video. Il supporto è il proprio corpo, nudo o travestito, in performance pubbliche o private. Per la prima volta nella storia si formano gruppi femministi organizzati dall’impatto dirompente, anche se, sul mercato, dei loro lavori quasi non resterà traccia. Uno dei punti vulnerabili ricorrenti è quello dell’identità: Martha Wilson impersona la lesbica, la professionista, la hippy.
La barbuta Eleanor Antin, travestita da re seduto al bar, s'infiltra come un personaggio surreale nel quotidiano, mentre Brigit Jurgenssen si traveste da bestia e Ana Mendieta applica una barba vera al proprio viso. Nel percorso in bianco e nero della mostra si giunge poi ai personaggi giovanili interpretati da Cindy Sherman. La necessità impellente e drammatica di uscire dai ranghi si manifesta oltre che nel cambiamento dell'identità, nella provocatoria nudità del corpo. Il movimento è frammentato e radicale e trasmette un profondo senso di disagio.
Le opere non sono commercializzabili, perché troppo crude e lucide. Alcune artiste hanno appena il tempo di vivere la loro fulminea stagione come Ketty La Rocca, con la sua comunicazione intima e gestuale, che muore a trent'anni; o Hannah Wilke, che accusata dalle altre femministe di esibire in modo troppo ambiguo la propria nudità, non rinuncia a mostrare il corpo anche quando sarà irrimediabilmente deformato dalla malattia. Francesca Woodman rimarrà un'apparizione misteriosa, come se il suo ambiente domestico, nella mimesi da lei ripetutamente inscenata, l’avesse effettivamente risucchiata.
MANUELA GANDINI
La mostra «Donna: Avanguardia femminista negli Anni 70», dalla Sammlung Verbund di Vienna, curata da Gabriele Schor, ricostruisce l’allarmante scenario della sovversione femminile contro il silenzio, la mistificazione e l’isolamento sociale. Gli strumenti utilizzati dalle artiste sono fotografia e video. Il supporto è il proprio corpo, nudo o travestito, in performance pubbliche o private. Per la prima volta nella storia si formano gruppi femministi organizzati dall’impatto dirompente, anche se, sul mercato, dei loro lavori quasi non resterà traccia. Uno dei punti vulnerabili ricorrenti è quello dell’identità: Martha Wilson impersona la lesbica, la professionista, la hippy.
La barbuta Eleanor Antin, travestita da re seduto al bar, s'infiltra come un personaggio surreale nel quotidiano, mentre Brigit Jurgenssen si traveste da bestia e Ana Mendieta applica una barba vera al proprio viso. Nel percorso in bianco e nero della mostra si giunge poi ai personaggi giovanili interpretati da Cindy Sherman. La necessità impellente e drammatica di uscire dai ranghi si manifesta oltre che nel cambiamento dell'identità, nella provocatoria nudità del corpo. Il movimento è frammentato e radicale e trasmette un profondo senso di disagio.
Le opere non sono commercializzabili, perché troppo crude e lucide. Alcune artiste hanno appena il tempo di vivere la loro fulminea stagione come Ketty La Rocca, con la sua comunicazione intima e gestuale, che muore a trent'anni; o Hannah Wilke, che accusata dalle altre femministe di esibire in modo troppo ambiguo la propria nudità, non rinuncia a mostrare il corpo anche quando sarà irrimediabilmente deformato dalla malattia. Francesca Woodman rimarrà un'apparizione misteriosa, come se il suo ambiente domestico, nella mimesi da lei ripetutamente inscenata, l’avesse effettivamente risucchiata.
MANUELA GANDINI
miércoles, 7 de abril de 2010
Nei negozi Usa c'è l'iPad, grande scommessa Apple
In tanti, dandone per scontato il successo planetario, vanno già alla domanda successiva: in quale misura l’iPad cambierà il nostro vivere quotidiano? Altri, scettici o realisti fate un po’ voi, si pongono ben diverso quesito: ma in fondo l’iPad a che cosa serve? Con il paradosso che le stesse due domande frullano da sabato scorso nella testa delle moltissime persone che negli Usa corrono ad acquistare l’ultima creatura partorita dalla fervida mente di Steve Jobs, lo storico patron di Apple. Eh sì, perché della reale utilità di questo inedito dispositivo ci si potrà fare un’idea attendibile soltanto nelle prossime settimane, quando prenderà forma l’“ecosistema” digitale ad esso dedicato, lo stesso che negli anni più recenti ha decretato l’incredibile successo dell’iPhone.
Uno dei primi acquirenti dell'iPad all'uscita dell'Apple Store di San Francisco
Eppure, come detto, nonostante i dubbi attuali in tanti si sono precipitati nei negozi per "conquistare" l’oggetto, 499 dollari il costo del modello base Wi-Fi per superare gli 800 dollari dell’imminente versione 3G, praticamente sulla fiducia, e lo stesso faranno probabilmente tanti italiani a partire dalla fine di aprile. Fiducia nella Apple e in Jobs, che negli ultimi anni hanno letteralmente cambiato il volto dell’elettronica “in movimento” prima grazie all’iPod e poi al citato iPhone.
Nel caso dell’iPad, però, la scommessa appare ancor più ambiziosa. Se iPod e iPhone rivoluzionavano forma ed utilizzo di dispositivi già esistenti, il riproduttore musicale portatile ed il telefono, l’ultimo nato vuole addirittura creare una nuova famiglia di dispositivi. Per le sue caratteristiche, infatti, l’iPad si differenzia da qualsiasi altra tipologia di device elettronico. Chi lo ha già fatto suo, si trova di fronte ad un congegno di tipo tablet spesso poco più di un centimetro, praticamente a tutto schermo (un display touch da 9,7 pollici), che pesa 700 grammi ed offre un’autonomia superiore alle 10 ore.
L'iPad ha uno spessore di poco superiore al centimetro
Forte di queste caratteristiche hardware, l’iPad consente agli utenti di guardare video, ascoltare musica, giocare, navigare in Internet e leggere libri elettronici nonché riviste e quotidiani. Funzionalità che nella quotidianità lo candidano a sostituire di volta in volta dispositivi o prodotti già esistenti. Sempre che l’utente decida di privarsi di quest’ultimi a suo beneficio. E qui entrano in scena gli scettici di cui sopra, i quali sottolineano come per quanto seducente la creatura di Jobs abbia al momento diversi punti deboli, come la mancanza di fotocamera, alloggiamento per le schede di memoria e collegamento USB, mentre a livello software sottolineano l’impossibilità di gestire più applicazioni contemporaneamente (il cosiddetto multitasking) e quella di visualizzare siti di video che usano il diffuso software Flash di Adobe.
In realtà, a fare la differenza in un senso o nell’altro sarà la forza con cui si svilupperà il citato ecosistema digitale. A fare la fortuna dell’iPhone, infatti, ci sono soprattutto le circa 150.000 applicazioni sviluppate da terze parti per “girare” sul telefono Apple, programmi che potranno essere installati anche sull’iPad, sebbene con limitazioni sul fronte della visualizzazione e dell’operatività. Se lo stesso proliferare di applicazioni espressamente dedicate si scatenerà intorno a questo tablet, allora la scommessa commerciale potrà dirsi vinta. Ma un indizio di come andrà a finire arriva anche dalla concorrenza: dispositivi concettualmente simili all’iPad stanno per essere lanciati da HP/Microsoft e da Dell, e c’è chi scommette pure su Google. insomma, in caso di insuccesso, Steve Jobs si ritroverebbe in eccellente compagnia.
Marco Ventimiglia
Uno dei primi acquirenti dell'iPad all'uscita dell'Apple Store di San Francisco
Eppure, come detto, nonostante i dubbi attuali in tanti si sono precipitati nei negozi per "conquistare" l’oggetto, 499 dollari il costo del modello base Wi-Fi per superare gli 800 dollari dell’imminente versione 3G, praticamente sulla fiducia, e lo stesso faranno probabilmente tanti italiani a partire dalla fine di aprile. Fiducia nella Apple e in Jobs, che negli ultimi anni hanno letteralmente cambiato il volto dell’elettronica “in movimento” prima grazie all’iPod e poi al citato iPhone.
Nel caso dell’iPad, però, la scommessa appare ancor più ambiziosa. Se iPod e iPhone rivoluzionavano forma ed utilizzo di dispositivi già esistenti, il riproduttore musicale portatile ed il telefono, l’ultimo nato vuole addirittura creare una nuova famiglia di dispositivi. Per le sue caratteristiche, infatti, l’iPad si differenzia da qualsiasi altra tipologia di device elettronico. Chi lo ha già fatto suo, si trova di fronte ad un congegno di tipo tablet spesso poco più di un centimetro, praticamente a tutto schermo (un display touch da 9,7 pollici), che pesa 700 grammi ed offre un’autonomia superiore alle 10 ore.
L'iPad ha uno spessore di poco superiore al centimetro
Forte di queste caratteristiche hardware, l’iPad consente agli utenti di guardare video, ascoltare musica, giocare, navigare in Internet e leggere libri elettronici nonché riviste e quotidiani. Funzionalità che nella quotidianità lo candidano a sostituire di volta in volta dispositivi o prodotti già esistenti. Sempre che l’utente decida di privarsi di quest’ultimi a suo beneficio. E qui entrano in scena gli scettici di cui sopra, i quali sottolineano come per quanto seducente la creatura di Jobs abbia al momento diversi punti deboli, come la mancanza di fotocamera, alloggiamento per le schede di memoria e collegamento USB, mentre a livello software sottolineano l’impossibilità di gestire più applicazioni contemporaneamente (il cosiddetto multitasking) e quella di visualizzare siti di video che usano il diffuso software Flash di Adobe.
In realtà, a fare la differenza in un senso o nell’altro sarà la forza con cui si svilupperà il citato ecosistema digitale. A fare la fortuna dell’iPhone, infatti, ci sono soprattutto le circa 150.000 applicazioni sviluppate da terze parti per “girare” sul telefono Apple, programmi che potranno essere installati anche sull’iPad, sebbene con limitazioni sul fronte della visualizzazione e dell’operatività. Se lo stesso proliferare di applicazioni espressamente dedicate si scatenerà intorno a questo tablet, allora la scommessa commerciale potrà dirsi vinta. Ma un indizio di come andrà a finire arriva anche dalla concorrenza: dispositivi concettualmente simili all’iPad stanno per essere lanciati da HP/Microsoft e da Dell, e c’è chi scommette pure su Google. insomma, in caso di insuccesso, Steve Jobs si ritroverebbe in eccellente compagnia.
Marco Ventimiglia
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